L’ARRIVO DI UN FRATELLINO

L’ARRIVO DI UN FRATELLINO

L’arrivo di un fratellino, o di una sorellina è un evento straordinario per la famiglia che porta con sè domande, aspettative, scenari immaginati e desiderati. Questo momento atteso e sperato allo stesso tempo rappresenta un momento delicato, di grande cambiamento. In un precedente articolo (“Crisi di coppia dopo la nascita di un figlio” ) abbiamo già analizzato come l’arrivo di un bambino porti a uno stravolgimento dentro a una coppia. Tale stravolgimento si amplifica quando in famiglia è già presente un bimbo. Come genitori vi starete ponendo tante domande; “come glielo diciamo?”, “che reazione avrà?”, “come cambieranno le abitudini della nostra famiglia?”.

Tutti questi interrogativi sono normali. L’arrivo di un fratellino o sorellina che sia, come ogni cambiamento, porta con sè un margine di incertezza e di paura verso ciò che sarà.

Andiamo quindi a vedere passo dopo passo come rispondere alle domande che vi state facendo in questo momento di attesa e preparazione.

L’ARRIVO DI UN FRATELLINO: QUANDO COMUNICARE LA NOTIZIA

Prima di stabilire quando comunicare l’arrivo di un fratellino è utile porre una distinzione in base all’età del primogenito/della primogenita. 

Se il vostro bimbo è molto piccolo…

Diciamo sotto ai sei anni, dovete considerare che a questa età ancora non si ha la consapevolezza del tempo e di come scorre. Pensate anche quando semplicemente dite a vostro figlio “tra una settimana andiamo in vacanza” oppure “tra un mese è Natale”, capiterà che lui vi chieda infinite volte “tra quanto andiamo?”, “la prossima settimana è adesso?”, “quanto manca?”. Se ciò accade per eventi nel breve termine, immaginiamoci per un evento lungo come la gravidanza! 

La gravidanza, l’arrivo di un fratellino, sono concetti molto astratti. I bambini piccoli invece hanno bisogno di concretezza, di tangibilità per poter meglio comprendere cosa sta accadendo. Se il bimbo rientra in questa fascia di età potrebbe quindi essere utile condividere la notizia quando ci sono dei segnali “concreti” che possano aiutare il piccolo a capire. 

Quali? Un primo esempio forse ovvio è la pancia che inizia a crescere, quando la pancia della mamma inizia ad aumentare è utile dare spiegazione al futuro fratello o sorella maggiore. Ricordiamoci che i bambini sono attenti osservatori per cui va bene aspettare a dare la notizia ma non lasciate che sia lui/lei a chiedervi cosa sta succedendo. 

Tenete presente che segni concreti non sono per forza solo quelli legati al corpo della mamma che cambia. Per un bambino è concreto anche vedere che la mamma sta più tempo sdraiata del solito o non mangia più certe cose, oppure osservare che mamma e papà parlano di come rivedere la sistemazione della cameretta!

Se il vostro bimbo è un pò più grandicello…

In questo caso l’arrivo di un fratellino può essere condiviso fin da subito (passato il canonico periodo considerato più a rischio) per renderli parte attiva di tutto il percorso della famiglia. A questa età infatti i bambini sono maggiormente in grado di gestire concetti più astratti e hanno anche una maggior padronanza del significato del tempo. Inoltre, se per i bimbi più piccoli già vale il discorso fatto su quanto essi siano attenti nel cogliere segnali e non detti, questo si amplifica nei bambini più grandicelli. Tenere celata la notizia, restare vaghi, sviare le domande che il bimbo potrebbe generare frustrazione e confusione. Meglio coinvolgerli presto anche per poter affrontare insieme dubbi, paure e curiosità.

L’ARRIVO DI UN FRATELLINO: COME COMUNICARE LA NOTIZIA

Chiarito quando condividere la novità con il bimbo vi starete chiedendo “come lo diciamo?”, “quali parole dobbiamo usare?”. Prima di tutto ricordate che state per comunicare una notizia splendida, l’arrivo di un fratellino per quanto sia impattante e fonte di cambiamenti è pur sempre un evento che porta gioia nella famiglia. 

Comunicate la notizia con serenità e calma

Trovate un momento in cui possiate dedicarvi completamente a questa cosa e scegliete un linguaggio semplice ma chiaro, ricordano sempre che state parlando a un bambino. Per essere esemplificativi, evitiamo rimandi a cicogne, cavoli e simili. 

Dite le cose come stanno

Preparate il bambino a quelle che saranno le prossime “fasi” prima della nascita. Ad esempio spiegate che la pancia della mamma diventerà più grande perché dentro il bimbo crescerà fino a quando sarà pronto a nascere. Spiegate che ogni tanto si faranno delle visite per vedere come il bimbo cresce nella pancia e che il fratello/sorella maggiore potrà prendervi parte per iniziare a conoscere il fratellino o sorellina. Nel dire le cose per come stanno ovviamente considerate sempre le esigenze del bimbo, ad esempio dire al quarto mese di gravidanza che la mamma andrà in ospedale qualche giorno quando partorirà, per quando sia effettivamente vero, rischia di preoccupare il bambino troppo presto, meglio affrontare uno step alla volta.

Coinvolgetelo/la

Potete anche coinvolgere il primogenito in qualche attività utile a prepararsi per l’arrivo di un fratellino come la scelta di qualche giocattolo o vestitino. Nel renderlo partecipe evitate di responsabilizzarlo troppo. Fasi come”adesso sei grande, dovrai essere più bravo”, “noi dovremo pensare al piccolo tu ci devi aiutare” potrebbero spaventare il bimbo. 

Raccogliete (e accogliete) il suo punto di vista 

Nel pensare a come comunicare l’arrivo di un fratellino o sorellina può essere che vi siate già immaginati una scena…magari espressioni di gioia, entusiasmo, abbracci. Potrebbe effettivamente accadere questo ma non allarmatevi se invece la reazione dovesse essere un’altra. Ogni modalità di espressione del vostro bimbo è legittima e ha un significato. Se il futuro fratello o sorella dovesse esprimere preoccupazione, frustrazione, rabbia, accoglietele e affrontatele insieme. È fondamentalmente far capire che ci siete, che il bene che gli volete non cambierà e che tutti i dubbi e le domande che ha possono essere affrontati insieme.


L’ARRIVO DI UN FRATELLINO: COME GESTIRE IL PRIMO PERIODO

I vostri dubbi, le vostre domande, probabilmente non verteranno solo su come gestire il periodo di attesa. “Dopo l’arrivo di un fratellino come ci comportiamo?”, “come affrontiamo il rientro a casa e i primi tempo insieme?”. Ecco di seguito quindi alcune strategie che potrebbero venirvi in aiuto, non sono regole assolute ma possono offrirvi uno scorcio nuovo da cui osservare la nuova situazione.

Create fin da subito i presupposti per quel che sarà il loro rapporto

L’arrivo di un fratellino comporta un cambiamento di interazioni, ruoli e significati nella famiglia. Come il vostro rapporto con il/la nuovo/a arrivato/a è tutto da costruire lo stesso vale per quello tra fratelli. Generate fin da subito quindi un “terreno fertile” che spiani la strada al rapporto che poi loro andranno a consolidare. Per esempio sfruttate già il momento del primo incontro in ospedale. Usatela come occasione per la conoscenza del neonato da parte del fratello/sorella più grande ma anche come momento per consolidare quanto detto nei mesi precedenti alla nascita, ovvero, il messaggio che è utile far arrivare in questo momento è “tu resti importante, questo non cambierà mai e non cambierà mai il bene che ti vogliamo”. Per creare le condizioni al rapporto tra i due (che ovviamente si costruirà in virtù dell’impegno di ciascuno, di voi genitori ma anche dei bimbi stessi) può anche essere utile pensare ad un regalo da consegnare al fratello/sorella maggiore da parte del piccolo. Non è chiaramente qualcosa di risolutivo e salvifico ma può ulteriormente aiutare il bambino a connotare positivamente il momento.

Rendetelo partecipe nella gestione quotidiana del piccolo

Con l’arrivo di un fratellino si modificano tempi, routine e in generale la gestione delle giornate. Ciò potrebbe apparire nuovo e desueto per il/la figlio(a maggiore. Per questo è importante che fin da subito si senta parte integrante di questa nuova vita. Assegnategli un ruolo nella gestione della nuova situazione, ovviamente senza responsabilizzare troppo il bimbo e considerando la sua età e le sue competenze. Per esempio potrete chiedergli di gestire dei piccoli “compiti”, facendogli capire quanto per voi sia di aiuto quello che farà. Da aiutarvi durante il bagnetto a gettare il pannolino sporco, tutto può diventare occasione per far sentire quanto è importante nella crescita del fratellino o della sorellina.

Mostrate cosa può fare nei confronti del fratello invece che evidenziare cosa è sbagliato

Ricordate che se per voi l’evento legato alla nuova nascita è qualcosa di nuovo, per il/la primogenito/a lo è ancor di più. All’improvviso si trova a dover interagire con un piccolo essere umano di cui non sa nulla. Potrà capitare, anzi è inevitabile, che il maggiore faccia qualche mossa sbagliata. Tutto sta nel come gestire, da adulti e genitori, questi momenti, al fine di mantenere l’identità di bravo/ fratello/sorella anche in queste situazioni. Rimproverare il bambino con frasi come “così non si fa”, “ecco hai fatto male a tuo fratello”, “così lo fai piangere”, “non portargli via i giochi” ecc rischia di alimentare frustrazione e sensi di colpa o a un cambio di atteggiamento verso il/la fratellino/sorellina. Se da un lato osservazioni di questo tipo possono alimentare gli atteggiamenti che invece si vorrebbero eliminare, dall’altro risulta utile offrire buoni esempi al fratello/sorella maggiore, dategli lo spunto con frasi come “cosa ne pensi di farlo giocare con questo pupazzetto come sto facendo io?”, “ti va di dargli una carezza così delicatamente come fai con il tuo orsetto?”. Ponendovi in questo modo ridurrete il rischio che il/la grande si possa sentire sotto giudizio e anzi si sentirà valorizzato/a.

Mantenete degli spazi esclusivi con lui/lei 

L’arrivo di un fratellino porta l’aggiunta di un nuovo ruolo, quello di fratello o sorella maggiore, ma ricordatevi che oltre a questo il ruolo di figlio/a va preservato e valorizzato costantemente. Con l’arrivo del piccolo in famiglia quindi è importante pensare a momenti ad hoc in cui lui/lei possa vedersi riconosciuti uno spazio e un tempo esclusivi da condividere con mamma e papà.

Sulla scia di questo può risultare efficace anche pensare a degli  spazi fisici dedicati al gioco “separarti”, esclusivi, che anticipino possibili gelosie che spesso come adulti vengono minimizzate e ricondotte a capricci (a questo proposito potete leggere un altro mio articolo “Bimbi e capricci”). D’altronde immaginate che entrino nella vostra cabina armadio  a frugare tra i vostri vestiti, come vi sentireste? e se poi qualcuno vi venisse anche a dire “mamma mia come siete gelosi dei vostri vestiti, li stava solo guardando/provando”, cosa pensereste? In questo senso quindi per far sentire riconosciuto il maggiore anche nei suoi spazi può essere utile identificare un’area della stanza e dei giochi che siano solo suoi e altri invece che siano condivisibili con il fratellino/sorellina.

Quando chiedere aiuto?

L’arrivo di un fratellino  è un momento fortemente impattante per tutto il nucleo familiare, se vi sentite ogni tanto sprovvisti di strumenti o vi sembra di aver provato di tutto allora una consulenza può essere una via utile per un cambiamento. Contattatemi e costruiremo insieme il percorso più adatto a voi.

Bimbi e capricci

Bimbi e capricci

Bimbi e capricci vengono spesso visti dal mondo degli adulti come una sorta di accoppiata indissolubile, un connubio imprescindibile. Siamo arrivati a pensare ai bambini come esseri “intrinsecamente” capricciosi. Pensa anche solo nel quotidiano a quante volte ti capita di parlare o di sentire parlare di bimbi e capricci. “Tutti i bambini sono capricciosi”, “oggi sei stato proprio capriccioso”, “guarda Marta non è capricciosa come te” siamo così abituati a parlare di questo tema che quasi è diventato un metro di giudizio attraverso cui valutiamo il bambino. Ma fermiamoci e chiediamoci: Cosa è un capriccio? Cosa significa essere capricciosi? E cosa vuol dire non esserlo? Fatichiamo a rispondere. La risposta che ti darò forse ti stupirà, ma vedremo nel corso di questo articolo quanto ciò che sto per dire sia una buona notizia!

Inizio quindi con il dirti che i capricci non esistono. Ti chiederai “ma allora tutti quei discorsi su bimbi e capricci che fine fanno?”, “e se non esistono i capricci, quando mio figlio piange perché vuole indossare i doposci in agosto o urla perché ho aperto io lo yogurt e voleva farlo lui cosa sta accadendo?”. Hai perfettamente ragione, dire che i capricci non esistono non significa che come genitori non ci si trovi ad affrontare quotidiane sfide con i propri bimbi. Piuttosto, porsi domande su questo termine significa guardare da un punto di vista diverso ciò che accade nella dinamica che si crea tra te e tuo figlio quando parliamo di capricci.

Bimbi e capricci: cosa sono i capricci?

Quella del “capriccio” è un’etichetta che il mondo adulto ha costruito per spiegare qualcosa che non sa gestire. Questa etichetta è stata però reificata. Cosa significa? Significa che la realtà capricci è un’”invenzione linguistica” che è nata con lo scopo di dare senso a un qualcosa che per noi adulti senso non ha. Etichetta linguistica che però ad un certo punto ci siamo dimenticati di aver costruito. In questo modo il capriccio è diventato una realtà data, esistente a prescindere da noi e dalla nostra volontà. Bimbi e capricci quindi sono diventati due variabili interconnesse, quasi impossibili da non pensare come associate.

Il processo che ti ho descritto, dunque, porta a pensare che i capricci siano una sorta di caratteristica dei bambini. Di conseguenza, come adulti pensiamo di non poter fare nulla, di non essere responsabili di qualcosa che non dipende da noi e che è “dentro al bambino”. Insomma, in un certo senso avere questa etichetta da sfruttare quando i bambini sbraitano, piangono, si gettano a terra per i motivi più assurdi legittima e deresponsabilizza l’adulto.

Attenzione però, dire che bimbi e capricci non esistono come combo esplosiva non vuole dire che non esistano bambini che hanno dei momenti di crisi, che manifestano il loro disappunto, che si arrabbiano, che hanno obiettivi a volte, o spesso, in contrasto con quelli dei genitori.

Se quindi i capricci non esistono come realtà indipendente da te allora cosa sono? Possiamo pensare ai capricci come un processo interattivo che si genera tra figli e genitori o più in generale tra bambini e adulti, un processo in cui tutti esercitano ruolo attivo. E qui arriva la buona notizia. Se inizi a pensare ai capricci come una realtà che si costruisce nell’interazione, come l’esito di un processo, allora ciò significa che modificando il processo, modificando il modo di interagire e di stare insieme al tuo bambino, potrai anche cambiare le situazioni di disagio e difficoltà che ordinariamente capitano.

Bimbi e capricci: per quali ragioni i bambini attuano certe modalità?

Considera che la formazione dell’identità, del senso di sé, inizia molto presto. Già a 18 mesi, se non prima, i bambini cominciano a volersi affermare e desiderano sentirsi indipendenti e autonomi. Se da un lato nei bambini si manifesta questa forte spinta all’autonomia, dall’altro i piccoli si trovano a scontrarsi con dei limiti. Ci sono dei limiti legati allo sviluppo, a competenze, abilità che il bimbo ha o non ha in un certo momento e che incidono su cosa può fare e come farlo. Ci sono poi dei limiti legati a al contesto esterno, ai confini dettati dai genitori e dagli adulti di riferimento che pongono dei paletti in un’ottica di tutela e protezione del bambino.

Nel momento in cui quindi ciò che è desiderato si scontra con ciò che è realizzabile, allora ecco che l’accoppiata bimbi e capricci fa la sua comparsa. Immagina di desiderare tanto qualcosa, di impegnarti per ottenerlo e di trovarti davanti un muro, un no secco, di cui non comprendi le ragioni. Immagina inoltre di avere davanti a te qualcuno che minimizza come ti stai sentendo in quel momento e che ti definisce capriccioso per come stai reagendo. Questo è ciò che sta dietro a quel che chiami capriccio. Questa etichetta nasconde molto di più: desiderio, curiosità, intraprendenza, voglia di scoprire e sperimentare.

Di fronte all’impossibilità di realizzare ciò che vuole, dunque, il bambino reagisce con frustrazione, rabbia, aggressività. Queste reazioni che possono spaventarti e sembrarti esagerate, anormali in realtà sono fondamentali da accogliere e comprendere. Per poter gestire bimbi e capricci  è quindi essenziale andare oltre l’etichetta e imparare a capire il linguaggio del bambino.

Cosa mi sta dicendo con il suo comportamento? Quale è il processo che lo ha portato a questa reazione? Come si sta sentendo?

Porsi queste domande non ha l’obiettivo di giustificare o legittimare ciò che il bambino sta facendo sul momento. Piuttosto può aiutarti a capire il suo punto di vista e a costruire un modo diverso di gestire la situazione, mantenendo il limite posto ma validando al contempo il suo vissuto

Bimbi e capricci: cosa fare come genitore

Fino a qui hai compreso che il tema bimbi e capricci non può essere liquidato con leggerezza perché c’è molto altro sotto. Hai visto come i bambini fin da piccoli si pongono obiettivi e hanno una loro volontà. Hai quindi capito che quel che chiami capriccio va esplorato più a fondo e vanno comprese le ragioni e i significati che il bambino attribuisce alla situazione e alle sue gesta.

Come farlo?

Già in un precedente articolo ( per leggerlo clicca qui ”Le regole in famiglia”) ho raccontato di alcune strategie che potrebbero tornarti utili anche nella gestione dei momenti critici che il tuo bambino può sperimentare. Spesso infatti anche il come proponiamo le regole e il tipo di contenuto che usiamo può contribuire a generare situazioni esplosive che mai avresti immaginato.

Come chiarivo in questo articolo, ribadisco anche qui che per gestire bimbi e capricci non ci sono formule rapide e che non richiedono sforzo. Non abbatterti però, se ricordi a inizio articolo ho parlato dei capricci come l’esito di un processo interattivo in cui anche l’adulto gioca la sua parte. Se inizi quindi a considerarti protagonista attivo della situazione e non uno spettatore impotente allora sarà più facile trovare delle soluzioni che possano portare questo processo ad un esito diverso.

Cosa non fare…

Premetto che leggendo cosa è meglio evitare per gestire la combo bimbi e capricci ti accorgerai di aver adottato alcuni o molti di questi comportamenti…non ti preoccupare! Ricordati che:

1.non esistono genitori perfetti, che non sbagliano mai e nemmeno è utile che esistano. Il bambino non deve pensare che mamma e papà siano perfetti, come lui non deve esserlo. Piuttosto deve poter osservare i suoi genitori che sbagliano e che trovano dei modi per risolvere le cose

2.il fatto che tu abbia messo in campo una o più strategie poco efficaci non preclude la possibilità di cambiare, è sempre un buon momento per migliorarsi

Fatta questa premessa vediamo cosa è meglio evitare:

Evita di sgridare, aggredire il bambino

Ricorda che durante il momento di “crisi” il bimbo è in difficoltà e ha bisogno di un riferimento. Sgridarlo, giudicarlo, dargli una punizione potrebbe incrementare ancora di più la sua frustrazione e portarlo a esasperare la reazione del momento. Frasi come “sei proprio un bambino capriccioso, questa sera non mangerai il gelato”, o “mi hai proprio deluso, pensavo fossi un bravo bambino” mortificano il bambino, lo colpiscono a livello identitario (stai giudicando lui nella sua globalità e non il suo comportamento, il suo agito) e non lo aiutano a gestire il momento presente.

Evita di sminuire il suo vissuto

Dire “come sei esagerato, piangi per una sciocchezza” o “smettila di urlare per niente” ancora una volta non sono vie utili per aiutare il bambino a comprendere e affrontare ciò che sta succedendo. Rischiano di farlo sentire poco considerato, non compreso e di conseguenza possono portarlo a chiudersi in situazioni future, “se quello che esprimo non ha valore che senso ha tirarlo fuori?”

Evita di cedere e contraddirti

Mostrare comprensione, non giudicare e aggredire il bambino non significa rivedere i limiti imposti o rivedere i “no” dati. Questo significherebbe delegittimare il lavoro educativo fatto e mandare messaggi contrastanti al bimbo.

…E cosa fare

Il tema bimbi e capricci sembra una montagna da scalare. Ma vediamo allora cosa fare per mantenere saldi limiti e regole ma al contempo accogliere il bambino e il suo bagaglio di vissuti ed emozioni.

Comprendi e fai sentire la tua vicinanza

Durante quello che chiami capriccio il bambino sperimenta vissuti molto forti e difficili da gestire. Mantenere salda la tua decisione, il tuo no, non ti impedisce di comprendere cosa il tuo bambino sta provando e di stargli vicino. Se il bambino è in piena “crisi”, piange, urla, si getta a terra, è poco utile cercare di farlo ragionare in quel momento. Fagli capire che sei lì con lui, una frase come “vedo che sei triste e arrabbiato perché dobbiamo tornare a casa, ti capisco, è stato davvero divertente giocare in questo parco giochi ma è proprio l’ora di andare” lo farà  sentire compreso e accolto.

Accompagna a gestire la frustrazione

Durante  un momento “esplosivo” il bambino può avere difficoltà a gestire le proprie azioni. In questa circostanza prediligi il contatto, la presenza fisica. Le parole potrebbero disperdersi e non sortire alcun effetto perché in quel frangente il bambino è sopraffatto. “Resto qui vicino a te, posso darti un abbraccio se ti va fino a che non ti calmi” è una frase che può aiutare il bambino a gestire il momento più critico, solo quando il picco sarà rientrato potrai ragionare sull’accaduto.

Aiuta a trovare modalità alternative per esprimersi

Una volta che la fase clou è terminata è possibile riflettere con il bambino su quanto accaduto e su quali comportamenti più funzionali potrebbe mettere in atto in futuro in situazioni simili. Ok che capiamo come si è sentito ma il modo in cui ha reagito va migliorato, e tu sei lì per aiutarlo in questo. “Oggi ti sei proprio arrabbiato, è normale perché capita a tutti. La prossima volta che capiterà di sentirti così potremmo fare una corsa o lanciare qualche cuscino per sentirci meglio cosa ne pensi?”

Ricorda che i suggerimenti che ti ho proposto sino a qui non hanno la presunzione di essere formule risolutive di tutto ciò che riguarda bimbi e capricci. Tieni però a mente quanto detto sopra.  capricci non esistono come entità intrinseca dei bambini. Nascono nella relazione con il bambino e hanno una valenza comunicativa. Accetta quindi che a volte accadano questi episodi che non fanno di te un genitore meno competente.

Se pensi che possa essere utile un sostegno più personalizzato (ogni bimbo e ogni genitore sono un mondo a sé) puoi contattarmi. Insieme costruiremo il percorso più adeguato alle tue esigenze

Le regole in famiglia

Le regole in famiglia

Le regole in famiglia e il loro rispetto sono spesso fonte di tensioni, conflitti e discussioni, soprattutto quando si ha a che fare con bimbi. Questo talvolta può portare a dubitare delle proprie capacità di genitore o a pensare che ci sia qualcosa che non va nel proprio nucleo. A volte invece il tutto sta nel trovare un “come”, un modo diverso per raggiungere l’obiettivo.

Leggi l’articolo e scopri come rendere più semplice la condivisione delle regole in casa!

Le regole in famiglia: perché sono importanti?

Immagina di svegliarti domattina, uscire di casa come ogni giorno e scoprire che non esiste più nessuna regola, come ti sentiresti? Forse inizialmente potresti provare una sorta di euforia e un senso di libertà ma passati pochi attimi ti troveresti a provare confusione. Ti potresti sentire preoccupato, spaesato, senza confini. Perché le regole, e come vedremo soprattutto le regole in famiglia, servono proprio a questo: a darci delle linee guida e dei riferimenti precisi che ci consentono di muoverci nella vita quotidiana. Ma non solo, servono anche a creare un modello specifico di comportamento che aiuta a relazionarsi e a interagire in modo costruttivo e responsabile con le altre persone. Acquisire delle regole dunque è fondamentale per crescere.

Il primo contesto in cui ciascun bambino inizia a sperimentare le regole è quello familiare. La famiglia è la prima realtà in cui il bambino inizia ad apprendere e a formare la propria identità. Per questo le regole in famiglia sono importanti. Servono ad offrire fin da subito un faro che possa essere da guida nelle situazioni di tutti i giorni, anche per i più piccoli.  Avere un sistema di regole chiaro e condiviso, in primis con il bambino, ti permetterà di costruire un clima familiare disteso e collaborativo.

Le regole in famiglia: come condividerle con i bambini affinché vengano rispettate

Benissimo, detto questo cosa faccio per costruire questo sistema di regole?

Partiamo dal presupposto che non esiste una soluzione magica che ti assicurerà che le regole in famiglia siano assolutamente rispettate senza intoppi. Tuttavia ci sono alcuni spunti che possono aiutarti nel costruire un sistema di regole condiviso e soprattutto adeguato per il bambino. 

Poche regole: il troppo stroppia!

Tante regole, dette tutte insieme, possono creare confusione e smarrimento. Più è elevato il numero di regole, più correrai il rischio che non vengano rispettate, non perché il bambino non voglia ma perché molti concetti sono difficili da interiorizzare quando si è piccoli. Quali sono le regole in famiglia più importanti da rispettare per vivere bene insieme? Individuane 3 e parti da queste!

Semplicità, chiarezza e concretezza: la complessità non ci è amica!

Regole semplici, brevi, dette guardando il bimbo negli occhi e con tono tranquillo possono aiutarti a ottenere una maggior comprensione di quello che si sta dicendo; rendi le regole il più concrete possibili, usando come riferimento la vita quotidiana del bambino e della famiglia. Ad esempio, invece di “quando usciamo stai buono” (troppo generico, troppo astratto, cosa vuol dire? e soprattutto cosa dovrebbe fare per poter essere giudicato buono?) prova a dire “quando usciamo a piedi stiamo sul marciapiede e ci teniamo per mano” (in questo modo stai offrendo un riferimento concreto, descrivendo un’azione chiara da compiere).

Regole declinate in positivo: ripetere cosa non va fatto non serve!

Se vuoi che le regole in famiglia funzionino pensa a una formulazione in positivo. Ad esempio “non correre” pone il focus esattamente su ciò che non vuoi che venga fatto e alimenta la probabilità che quella cosa venga fatta! Inoltre, formulando una regola in negativo non stai dando al bambino un comportamento alternativo, se non può correre allora cosa può fare? Prova ad esempio con “quando siamo vicino alle macchine stai vicino a me e camminiamo insieme, quando saremo al parco potrai andare sull’altalena”, così facendo non stai più impedendo un’azione al bambino ma gli stai offrendo un modello di comportamento.

Regole che considerino l’età: ok regole…ma stiamo parlando pur sempre di bambini!

In virtù dell’età del bambino cambiano esigenze, grado di comprensione e di responsabilità e modalità di espressione. Ad esempio chiedere a un bambino di 6 anni di mettere tutto in ordine quando entra in casa dopo scuola è una richiesta molto alta. Dire “quando torni da scuola prima di entrare in casa togli le scarpe e appendi lo zainetto” è molto più comprensibile per il bimbo e sarà più facile per lui rispondere in modo positivo alla richiesta.

Coerenza: tra dire e fare…c’è di mezzo l’impegno di tutta la famiglia!

I genitori sono l’esempio educativo per eccellenza per i bambini, i quali imitano molto quello che fanno gli adulti di riferimento. Di conseguenza, le regole in famiglia devono valere per tutta la famiglia! Se si stabilisce una regola è importante che il bambino osservi coerenza tra ciò che si è stabilito e ciò che poi effettivamente viene fatto da tutti, bambini e adulti. Potrà capitare anche a te di disattendere una regola condivisa in famiglia…e va bene così, anche i genitori sono umani. Utilizza eventuali tuoi “errori” come occasione per spiegare al bambino che a tutti capita di sbagliare ma che l’importante è rimediare e migliorarsi!

Regole costruite insieme: il gioco di squadra vince sempre!

Parti da un processo di co-costruzione: le regole in famiglia funzionano non tanto quando vengono imposte ma quando si generano da un processo di condivisione in cui i bambini hanno un ruolo attivo. È utile rendere protagonista il bambino nella costruzione delle regole; ad esempio proponi un breve momento di confronto (non troppo serio e strutturato, anche durante la cena del sabato sera va bene) in cui confrontarvi e fai delle domande al bambino, ad esempio: “secondo te cosa è importante che ciascuno di noi faccia per poter stare bene?”, “io penso che dopo cena sia importante che ciascuno di noi porti il suo piatto al lavello, tu cosa ne pensi?”.

Una volta definite le regole in famiglia basilari costruite insieme un cartellone che renda ancora più concreti i principi identificati. Se il bambino è molto piccolo puoi puntare su immagini e colori, dai 6/7 anni puoi anche pensare di integrare le immagini con una formulazione scritta (molto semplice) delle regole individuate insieme.

Le regole in famiglia: cosa fare se non vengono rispettate?

Ho provato tutte le strategie ma il mio bambino non ascolta!

Prima di tutto non preoccuparti, se il bambino non rispetta fin da subito le regole in famiglia che avete definito è tutto nella norma! Per quanto il bambino abbia compreso la regola è normale che esprima il suo dissenso, in particolare quando il paletto dato lo ostacola rispetto a un suo obiettivo/desiderio. 

Cosa fare?

  •       Cerca prima di tutto di fermarti, gestendo in primis il tuo vissuto legato al mancato rispetto della regola; ora prova a comprendere le ragioni e le intenzioni del bimbo. Alla base delle nostre azioni ci sono sempre delle motivazioni; cerca quindi di capire quale obiettivo il bambino stava cercando di raggiungere disattendendo la regola. Ricorda sempre di considerare il suo punto di vista, anche quando ne ha combinata una grossa!
  •       Entra in contatto con lui, evita urla, sgridate e lunghe spiegazioni, fallo sentire compreso e normalizza le emozioni che sta provando “capisco che adesso sei arrabbiato, ho visto che ti stavi proprio divertendo a saltare dal muretto però è troppo pericoloso”. In questo modo la regola viene rimarcata ma parallelamente il bambino si sentirà compreso e accolto
  •       Ora che hai definito il limite fai una proposta alternativa: “dato che saltare dal muretto è pericoloso cosa ne pensi di saltellare fino alla fontana?”. In questo modo rimarcherai la regola dimostrando come questa non impedisca di divertirsi e soddisfare il desiderio del momento

Non aspettarti che le regole in famiglia vengano rispettate subito e sempre ma non desistere! I bambini vanno accompagnati, anche a gestire le frustrazioni che le regole possono generare!

Senti di aver compreso i concetti e le strategie ma credi possa essere utile un supporto più mirato per te e la tua famiglia?

Hai sperimentato un approccio diverso nella gestione delle regole ma senti che qualcosa non funziona?

Hai difficoltà a gestire il tuo vissuto e quello del tuo bambino?

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